Con Paolo Tibaldi, Oscar Barile e Giusto Truglia
Mercoledì 17 giugno 2026 alle 18, in Sala Riolfo – Cortile della Maddalena Alba
Paolo Tibaldi e Oscar Barile saranno i protagonisti dell’evento sulla lingua piemontese promosso dall’Associazione Culturale Giulio Parusso in collaborazione con Gazzetta d’Alba ed il suo Direttore Giusto Truglia, in programma mercoledì 17 giugno 2026 alle ore 18,00 nella Sala Riolfo di Alba.
L’iniziativa prende spunto dal libro dell’attore e regista Paolo Tibaldi dal titolo: “Abitare il Piemontese” Una lingua raccontata in oltre 400 parole, edito da San Paolo, che raccoglie la fortunata rubrica pubblicata settimanalmente su Gazzetta d’Alba.
Oscar e Paolo coinvolgeranno il pubblico in sala, con battute e aneddoti di un piemontese quotidiano e autentico. Li ascolteremo recitare brani tratti da Carvè e da Luna Park, due commedie di Oscar Barile e li apprezzeremo come profondi conoscitori del nostro patrimonio linguistico piemontese e delle nostre tradizioni.
Saranno proprio le 430 parole, che l’autore Paolo Tibaldi ha raccolto, studiato e pubblicato in nove anni sulla rubrica di Gazzetta, a condurci attraverso l’evoluzione della nostra identità linguistica.
Oscar Barile ha firmato la prefazione del libro. È fondatore della compagnia teatrale “Nostro Teatro di Sinio”, che ha dato vita a numerose commedie, nelle quali viene raccontata ed esaltata una civiltà che si esprime in lingua piemontese.
Il volume, grazie a Banca di Asti, viene regalato a tutti gli abbonati a Gazzetta d’Alba che lo possono ritirare presso la sede del settimanale ed è acquistabile nelle migliori librerie del territorio.
Durante la presentazione, la libreria San Paolo metterà in vendita delle copie, con la possibilità di farle autografare dall’autore.
Info: 339 6349003 info@giulioparusso.org www.giulioparusso.org
Questo libro nasce da un’idea che mi accompagna da tempo, frutto di un assunto familiare e della collaborazione con la compagnia del Nostro Teatro di Sinio: di entrambe mi fregio con orgoglio. Quell’idea ha cominciato a concretizzarsi nel 2015, approdando su Gazzetta d’Alba poco dopo. Abitare il piemontese è uno sguardo sul mondo: educazione, quindi pensiero, lavoro, sentimento, nutrimento e, solo alla fine, parola pronunciata.
Il progetto ha assunto forme diverse nel tempo; qui diventa un primo volume che raccoglie le schede di questi nove anni. Non mi stavo accorgendo di scrivere un libro. La revisione dei testi, realizzata con il prezioso supporto del prof. Corrado Marengo, è stata l’occasione per ripercorrere il cammino fatto: rileggere le schede e i mutamenti che le hanno attraversate è stato un viaggio emozionante.
Ovunque esista una società umana, lo spirito di raccontare si manifesta: nei campi, attorno a un tavolo di cucina, sotto un albero, su un palcoscenico. Le narrazioni nascono da espressioni che svelano mondi, da aneddoti capaci di indagare la forma mentis di una civiltà antica e ancora vitale.
Questo libro esiste grazie a chi, negli anni, ha seguito con fedeltà la rubrica: leggendola, ritagliandone i trafiletti, presenziando alle rappresentazioni teatrali o salutandomi per strada con la parola appena pubblicata. Nei paesi attorno ad Alba mi accade di essere avvicinato da chi mi chiede con gioia: neh che tì ‘t sai col dëȓ paȓòle? (vero che tu sei quello delle parole?). Gesti semplici che dicono molto del bisogno di riconoscersi in una lingua e dei legami che essa crea.
Ogni lingua ha una storia e nessuna vale meno di un’altra. Il piemontese è una lingua neolatina che comprende i dialetti di zona; possiede una grammatica (qui useremo il sistema brandé) e una letteratura. Accoglie influssi arabi, ebraici, germanici, celtici, greci; presenta assonanze, calchi e prestiti che intercettano le parlate dei popoli confinanti. Dietro ogni parola, come dietro ogni persona, c’è un percorso. Una pesca non è soltanto un frutto: è un mondo.
Le parole-chiave piemontesi sfociano in un lessico — talvolta in un’intonazione — variabile a seconda della zona, del paese, della famiglia. Per questo possono comparire pronunce leggermente differenti da quelle adoperate dal lettore, ma pur sempre comprensibili: il piemontese non è uguale per tutti.
Nonostante l’ordine alfabetico, questo non vuole essere un dizionario. I testi fondamentali che mi succede di consultare sono Rastlèiȓe di Silvio Viberti e Primo Culasso (a cui si deve la variante della mia zona, così come il segno grafico della ȓ fricativa), il Neuv Gribàud di Gianfranco Gribaudo, il “Camillo Brero”, il Repertorio Etimologico Piemontese a cura di Anna Cornagliotti, il mitico “Sant’Albino” donatomi da Beppe Orsello e Antiche fiabe e novelle delle Langhe curato da Giacomo Giamello.
Il merito va alla moltitudine di persone incontrate lungo il cammino. Due su tutte non sono più tra noi: Donato Bosca, in Langa, e Corrado Quadro, nel Roero. Questo libro è di tutti. Lungi da me l’ambizione di insegnare: il privilegio maggiore sta nel condividere storie e sentimenti che uniscono, raccontare qualcosa di antico che nessuno di noi ha inventato, ma che abbiamo ereditato per abitare il mondo.
«Non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo». Abitare il piemontese è un invito a rallentare, a lasciarsi attraversare da un lessico che parla di vita, amore e silenzi. Raccogliere il passato per dare senso al futuro. Per me recuperare il piemontese significa ritrovare un pezzo della mia infanzia e dell’immaginario collettivo per guardare meglio avanti. Se non ora, quando? Se non qui, dove?
Paolo Tibaldi
Rispetto, dedizione, cura, semplicità, amore, passione, caparbietà, voglia di condividere: queste sono le parole che mi vengono in mente quando leggo uno dei corsivi di Paolo Tibaldi per “Abitare il piemontese” e che ora si possono gustare riuniti in questo volume. Le stesse parole mi sovvengono per definire il modo con cui un giovanissimo Paolo si presentò nel 2008 a un incontro della nostra compagnia teatrale, con la non celata intenzione di entrare a farne parte.
Tutti intuimmo che avevamo davanti un ragazzo che “prometteva bene” e non ci sbagliavamo, ma non è questo il momento di parlare delle doti con cui, in pochi anni, si è fatto conoscere ed apprezzare nel mondo teatrale (e anche cinematografico). È giusto invece fare riferimento a quel progetto che all’inizio poteva sembrare un po’ strambo e velleitario e che, ancora oggi e giustamente, porta il nome di “Abitare il piemontese”: Paolo ci ha creduto fino in fondo, lo ha accudito con cura e dedizione, ci si è dedicato con passione e caparbietà, dalle prime pubblicazioni sui social alle bustine di zucchero, da Radio Vallebelbo alla grande visibilità e notorietà conferitagli dalla pubblicazione su Gazzetta d’Alba.
E allora lasciamoci prendere per mano da Paolo e facciamoci accompagnare in questo viaggio nella lingua piemontese e nelle sue varianti dialettali: possiamo star certi che non ci perderemo in un ginepraio di termini e di spiegazioni difficili, perché Paolo sa raccontare con documentata semplicità e sa coinvolgere nella sua passione per una lingua viva e vibrante che si fa storia, racconto di vita, di lavoro, di festa, di gioie e tristezze di tanti uomini e donne che hanno vissuto e hanno fatto grandi – e continuano a vivere e a fare grandi – le nostre colline.
Oscar Barile
